In seguito all'articolo pubblicato su blog de Legitiname per quanto riguarda la decisione del centro d'arbitrato e di mediazione dell'OMPI di rendere il nome di settore sfrarnaque.com al titolare del segno, desideravo fare rapidamente il punto sull'equilibrio delicato tra protezzione del marchio e libertà d'espressione.
Nel caso di sfrarnaque.com l'esperto precisa nella sua decisione che, cito, “lo scopo del convenuto è di denigrare sistematicamente il ricorrente trattandolo di arnaqueur e questo costituisce un abuso del diritto alla libertà d'espressione.„
Si può allora dedurre che la libertà d'espressione può essere invocata per difendersi di un'azione in contrafaçon di segno se non ha lo scopo di denigrare il segno. Contrariamente alla giurisprudenza dell'epoca, la corte di cassazione si è pronunciata chiaramente per l'esistenza di un'eccezione fondata sulla libertà d'espressione in 3 affari ormai molto famosi: l'affare Danone nel 2003 (con jeboycottedanone.com) e gli affari Areva ed Esso contro Greenpeace nel 2004.
In Francia, il diritto alla libertà d'espressione sembra ormai chiaramente riconosciuto alla condizione tripla che non ci siano confusioni possibili tra il segno da proteggere e lo firmano che la ha parodiata, che nessun pregiudizio ne risulta, dovuto ad un'intenzione di dénigrement o di deprezzamento del segno parodiato, e che la parodia non persegua una finalità commerciale.
Nella fattispecie, nel procedimento SFR, il convenuto non ha un'attività commerciale legata a questo nome di settore ma secondo l'esperto, “il nome di settore <sfrarnaque.com> registrato da signor Zeev Arzoine è simile al punto da causare confusione con i segni del ricorrente„ e “il nome di settore sfrarnaque.com è stato registrato ed utilizzato in mala fede„ (dénigrement).
Conflitti dello stesso stile, oppositore titolari di segni e convenuti della libertà d'espressione rischiano ancora di nascere con l'arrivo del web 2.0.
Vedere la decisione: Société Française du Radiotéléphone, SFR contre Zeev Arzoine















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